Sulla commissione di massimo scoperto, pardon, sulle commissioni per accordato credito, le banche italiane sono riuscite ad attirarsi le censure della Vigilanza e del Tesoro ancor prima della loro introduzione. E, purtroppo per loro, non si tratta di critiche infondate. Una doverosa premessa: la commissione di massimo scoperto (cms) era tecnicamente sbagliata mentre le commitment fee sono sacrosante. Il problema della cms e' che, nata per scongiurare l'immobilizzo dei conti, era divenuta un compenso accessorio del finanziamento che talvolta produceva risultati abnormi. Di questo erano tutti consapevoli, banche, clienti e Vigilanza, ma per procedere a una revisione e' stato necessario un intervento normativo. Le banche non hanno ammodernato lo strumento, rendendolo non dico meno oneroso, ma piu' aderente ai benefici che la disponibilita' del credito genera per il cliente, e cosi' e' arrivato l'atto d'imperio che ha introdotto il divieto di applicazione della cms.
Ora la storia rischia di ripetersi, se e' vero quanto si coglie dai primi orientamenti delle aziende di credito: l'adozione di un nuovo sistema di definizione dei prezzi, che verra' colpito dalla disapprovazione delle istituzioni, oltre che della clientela, con conseguente nuovo intervento normativo. Il punto centrale e' che nella ridefinizione delle commissioni, le banche sembrano puntare piu' a massimizzare i ricavi che a ottimizzare costi e benefici per le controparti. La messa a disposizione del credito, sia chiaro, e' molto importante per la clientela. La possibilita' di tirare linee di credito aperte permette all'impresa di risparmiare il costo-opportunita' della detenzione di liquidita'. Giusto quindi che l'affidato paghi questo servizio, che equivale in sostanza a un'opzione put su una propria passivita', che la banca e' obbligata ad acquistare qualora la controparte eserciti la facolta'. Come noto, il valore di un'opzione dipende anche dalla volatilita' dei prezzi ed e' quindi comprensibile che oggi il valore teorico di tale opzione sia piuttosto alto, benche' il costo-opportunita' della detenzione di riserve liquide appaia modesto. In termini piu' banali, nel momento in cui l'acquisizione di finanziamenti sembra piu' difficile, accordare una linea di credito ha piu' valore. Dunque, le commitment fee sono piu' che legittime e possono assumere anche un'entita' non lieve.
Ma l'inquadramento teorico proposto conduce anche a un'altra conclusione: la varianza di questo prezzo non puo' essere amplissima. A differenza del costo dei fondi, che include il premio al rischio soggettivo, altamente variabile, le commissioni dovrebbero essere oggettive, cioe' non correlate alla controparte. Includere elementi soggettivi come la stima della probabilita' di effettivo tiraggio e' metodologicamente errato.
Le inchieste giornalistiche danno invece l'idea di prezzi molto alti, fino all'1% trimestrale, che porterebbero il costo della disponibilita' a superare quello dell'utilizzo! Ovviamente, dal massimo al minimo c'e' spazio di negoziazione fra le parti. Ma sarebbe come mettere in vetrina una Panda a 80 mila euro e poi dire al cliente che rilevasse quanto e' cara che comunque a 12.500 viene via. Io non giudicherei bene il comportamento di quel venditore e mi resterebbe la sgradevole impressione che abbia provato a rifilarmi la simpatica utilitaria italiana al prezzo di una prestigiosa station wagon tedesca superaccessoriata.
Il modo con cui le banche stanno impostando il tema suscita un'altra considerazione. Una riforma cosi' profonda delle logiche di pricing e' un'occasione preziosa per ogni singola banca per differenziarsi dagli altri, creando un vantaggio competitivo. Certo, il mercato tende nel tempo ad allineare politiche e livelli di prezzo, prova dell'esistenza della concorrenza nel sistema bancario italiano, ma una cosa e' il livellamento prodotto dalla concorrenza, altra e' l'assenza di proposte differenziate per cercare di meglio aderire alle esigenze del cliente, senza per forza sacrificare i ricavi nel medio periodo. Per rimanere nel settore bancario, possiamo prendere l'esempio dei conti a pacchetto o dei cosiddetti conti zero. Qualcuno ha avuto l'idea, l'ha lanciata e ha conquistato clientela. Gli altri hanno attuato comportamenti imitativi per non perdere terreno. Certo, cosi' hanno eroso il vantaggio competitivo acquisito dal leader, ma e' noto che nei servizi finanziari il vantaggio del prezzo non resiste a lungo proprio perche' imitabile. Ma le soluzioni tecniche per una migliore articolazione delle commitment fee non mancano e sarebbe un grave errore non praticarle. Mario Comana MF-Mercati Finanziari
fonte: Milano Finanza
